Polveri sottili delle stampanti: come fare prevenzione

Ormai non c’è ufficio, studio medico, esercizio commerciale, negozio e, sempre più spesso, anche qualche abitazione dove non sia presente una stampante, piccola o multifunzione, diventata indispensabile per moltissimi adempimenti di lavoro. E con questo utilizzo, si è ovviamente estesa anche la diffusione delle polveri sottili contenute nei toner necessari.

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Il Toner

Ma che cos’è, in maniera precisa, un toner? Una grande cartuccia, di solito utilizzata nelle stampanti laser, che racchiude una polvere finissima contenente particelle di carbone, ossidi di ferro e resina. All’interno di stampanti, fotocopiatrici e fax, un “tamburo” deposita sul foglio la polvere che, passando attraverso un cosiddetto riscaldatore, viene fusa, imprimendosi sulla carta. Nei primi modelli di stampante, il toner era costituito essenzialmente da polvere di carbone ma in seguito, per migliorare le prestazioni, a queste particelle è stato mescolato un polimero. La sua composizione varia da un produttore all’altro, ma di solito è un copolimero stirene acrilato o una resina poliestere.

La stampante a toner, ad ogni utilizzo, rilascia nell’aria delle particelle di dimensioni variabili, recentemente rilevate fino a 23/1000 di micron: si tratta di nanoparticelle, micro sostanze che possono creare seri problemi, non solo ambientali ma anche di salute. Intorno all’utilizzo di fotocopiatrici e stampanti, in modo particolare quelle con tecnologia laser, sono sorti legittimi dubbi, legati a queste rilevazioni, su possibili disturbi in relazione all’emissione di polvere di toner.

Relazione della SUVA

Da una relazione della SUVA (l’Ente svizzero omologo al nostro INAIL), che opera nel settore della sicurezza e della salute sui luoghi di lavoro, è stato reso noto che le polveri emesse dalle macchine laser, possono causare danni importanti, in modo particolare nelle persone con mucose ipersensibili nelle vie respiratorie superiori e inferiori. Fortunatamente, però, il dato, pur essendo particolarmente rilevante, non deve allarmare, poiché in genere, le reazioni di ipersensibilità dovute agli effetti irritativi di queste emissioni possono essere assolutamente evitate migliorando l’igiene del posto di lavoro.

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Infatti, a parte casi rarissimi di vere e proprie allergie al toner, documentate a livello medico personalizzato, gli studi epidemiologici non hanno stabilito relazioni causali certe fra tali emissioni e le malattie croniche dell’apparato respiratorio o polmonare. Allo stesso modo, peraltro, non risulta dimostrato alcun effetto cancerogeno delle polveri di toner, anche se non è possibile escluderlo categoricamente, come, del resto, quasi tutte le altre sostanze con cui l’uomo nel suo quotidiano entra in contatto.

Principio di massima cautela

Pertanto, il quadro è sicuramente positivo ma, in virtù del principio di massima cautela, vengono comunque messe in atto, (o, per lo meno, viene raccomandato di farlo) opportune misure di carattere igienico/sanitario a tutela dei tanti lavoratori addetti all’utilizzo di tali apparecchiature.

Infatti, durante il funzionamento, si verificano processi fisici e chimici tramite i quali toner, carta e addirittura aria reagiscono tra loro, anche a causa delle temperature elevate e delle cariche elettriche che, unite, possono liberare nell’aria composti organici volatili e particelle di sostanze, fra cui l’ozono. La qualità e la quantità delle sostanze emesse dipendono da diversi fattori: la tecnologia, e quindi la modernità della stampante e della multifunzione, il tipo di toner e quello della carta, lo stato di tenuta e manutenzione della macchina, e le condizioni ambientali.

Misure di prevenzione

A titolo preventivo, numerosi sono gli Enti, privati e pubblici, nazionali ed internazionali, come abbiamo visto, che forniscono misure di protezione generali per ridurre il rischio di esposizione alle polveri e alle particelle ultrafini. Utilissime anche misure specifiche per contrastare gli effetti di un’esposizione più elevata, come, per esempio, in caso di guasto della stampante o durante le operazioni di manutenzione e riparazione.

In linea generale, innanzi tutto, è buona norma attenersi sempre alle istruzioni riportate nel manuale d’uso di ciascuna apparecchiatura, da collocare in locali ampi e ben ventilati o, ancor meglio, in una stanza o in un atrio o corridoio adibito esclusivamente a questo uso, lontano da persone presenti in maniera fissa nell’ambiente.

Se proprio non fosse possibile per problemi di spazio, si abbia l’accortezza di non direzionare le bocchette di scarico dell’aria verso le persone e utilizzare dei filtri per stampanti specifici da applicare alle bocchette di aerazione. In caso di fogli inceppati nella macchina poi, basta eliminarli con molta cautela e con movimenti il più possibile repentini, meglio se utilizzando una mascherina monouso. Stessa dotazione, comprensiva anche di guanti usa e getta, per ricaricare il toner, liquido o in polvere e per eseguire regolarmente la manutenzione delle apparecchiature. Optare poi per sistemi di toner chiusi e, per sostituire le cartucce, seguire alla lettera le indicazioni del produttore, mai forzando l’apertura. Rimuovere con un panno umido le tracce di polvere, lavando con acqua e sapone le mani. In caso di contatto con gli occhi o con la bocca, lavare per almeno 15 minuti con abbondante acqua fredda (l’acqua calda renderebbe il toner appiccicoso).

Come pulire la stampante

In caso di forte esposizione, poi, pulire la stampante con un aspiratore certificato, garantendo una buona ventilazione, senza utilizzare dispositivi ad aria compressa e, una volta terminata la manutenzione, pulire con un panno umido tutta la zona, per non sollevare le polveri. Indossare sempre sia occhiali sia guanti di protezione adeguati, tenendo conto anche del tipo di detergente che viene utilizzato. Infine, sarebbe meglio sostituire stampanti di vecchia generazione con apparecchi moderni a basse emissioni o, per lo meno, cambiare il tipo di toner con tipologia certificata eco compatibile.

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